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Firmato il Decreto per la proroga della doppia rata in scadenza il 20 agosto 2018: quando la toppa è peggio del buco

Martedì 14/08, a cura di Studio Meli S.r.l.

Secondo quanto anticipato dal Sole24Ore il 10 agosto 2018 sarebbe stato firmato un DPCM del MEF (attualmente non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che rinvia la doppia rata delle imposte sui redditi...

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Per i contribuenti italiani la pressione fiscale "reale" è al 48,3%: oltre allo sforzo economico ci si mette pure la burocrazia

Venerdì 03/08, a cura di AteneoWeb S.r.l.

Si attesta al 48,3% la pressione fiscale "reale" che i contribuenti italiani devono sopportare: un valore di ben 6,1 punti in più rispetto a quella ufficiale. Anche se in calo dal 2014, infatti,...

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Sanzioni in materia di orario di lavoro: chiarimenti dall'INL

Venerdì 03/08, a cura di AteneoWeb S.r.l.

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali relativa alla sentenza di incostituzionalità della Corte Costituzionale...

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L'AMMINISTRATORE CONDOMINIALE REVOCATO NON HA DIRITTO AD ESSERE REINTEGRATO IN CARICA

 

Lunedì 15/01, a cura di ADUC - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

 
   


Un'interessante ordinanza resa dal Tribunale di Parma il 9 ottobre 2017 consente di valutare le conseguenze della revoca dell'amministratore condominiale avvenuta ingiustamente, ossia senza giusti motivi.
Si badi: l'assemblea di condominio - per espressa previsione normativa (art. 1129, undicesimo comma, c.c.) - ha il potere di revocare l'amministratore condominiale in qualunque momento.
La Corte di Cassazione (su tutte SS.UU. n. 20957/2004) ha però chiarito che la revoca dall'incarico senza che ricorrano giusti motivi consente all'amministratore di agire giudizialmente per ottenere il risarcimento del danno.
Risarcimento consistente - ove riconosciuto - nel mancato guadagno conseguente alla ingiusta revoca.
Di più, però, il mandatario revocato non può ottenere.

L'ordinanza del Tribunale di Parma, resa in seguito ad un ricorso dell'amministratore ai sensi dell'art. 700 c.p.c. spiega il perché.
Questa la vicenda: dei condòmini chiedevano all'amministratore - ai sensi dell'art. 66 disp. att. c.c. (ovvero il maniera vincolante) - la convocazione di un'assemblea condominiale.
La mancata risposta alla richiesta entro dieci giorni dalla sua comunicazione - ovvero la tardiva risposta - fa sì che i condòmini richiedenti possano autoconvocarsi.
Così è accaduto nel caso sottoposto al Tribunale emiliano. Se la decisione di revoca fosse stata illegittima, ma non era il caso di questa controversia, tale illegittimità non sarebbe potuta essere rilevata dall'amministratore. L'art. 1137 c.c. - dice il giudice adito - non attribuisce infatti all'amministratore di condominio un tale diritto.

Come dire: se l'assemblea revocasse illegittimamente l'amministratore, questi non potrebbe fare altro che prenderne atto. Ciò non varrebbe laddove si trattasse di amministratore/condomino; in tal caso egli avrebbe legittimazione ad impugnare la delibera.
In ogni caso, spiega il giudice adito, non è con un ricorso d'urgenza - volto a congelare la revoca e quindi impedire il passaggio di consegne - che l'amministratore rimosso può fare valere le proprie ragioni.

Si legge nell'ordinanza che nel caso di ingiusta revoca dell'amministratore «l'unico pregiudizio ipotizzabile è di tipo economico non avente i caratteri dell'urgenza propri del procedimento cautelare atipico» ed inoltre «che il nostro ordinamento prevede che in caso di lesione della posizione giuridica dell'amministratore, egli ha diritto esclusivamente a una tutela risarcitoria, ma non reale».

Insomma l'amministratore che ritiene di essere stato rimosso illegittimamente non può in alcun modo sperare di agire giudizialmente per essere reintegrato, ma solamente di fare valere le proprie ragioni in termini economici, ossia domandando il risarcimento del danno.

di Alessandro Gallucci


 

Fonte: https://www.aduc.it
 

 

 
         
 
     
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